Per ciclisti con fiato e gambe
Quando si scala una salita come il S. Pellegrino in Alpe, ci si trova di fronte a 10 km di pendenze infide, più altri 3 km che sono come un muro di carta moschicida, in grado di infeltrire anche le più nobili fibre muscolari.
nella foto Gino Bartali insieme a Pacetto e Angela Marchi Lunardi |
nella foto Davide Cassani nelle prove del giro d'Italia insieme Paolo Marchi Lunardi |
|||
nella foto Romano Prodi insieme a Pacetto e Paolo Marchi Lunardi e Federico Azzarri |
nella foto Giovanni Bertozzi e il genero insieme a Pacetto e Paolo Marchi Lunardi. |
|||
Romano Prodi Ospite di San Pellegrino, ha partecipato alla manifestazione per la Pace svoltasi il 5 Agosto; inoltre, essendo spesso ospite nell'Appennino ed essendo un ciclista appassionato, viene spesso in bicicletta a San Pellegrino in Alpe.
|
Giovanni Bertozzi Colonnello dei Bersaglieri Ciclisti, Croce di ferro Tedesca di 2° Classe, ferito ad El Alamein, Presidente di revisione dei Conti, Presidente Regionale dell'Associazione Nazionale Bersaglieri. L'uomo dei record, all'età di 83 anni, ha fatto il passo del Cerreto più di mille volte: inoltre due volte l'anno sale per la salita al 18% da Castelnuovo di Garfagnana a San Pellegrino in Alpe. |
La salita nel dettaglio da Castelnuovo Garfagnana
Domenica 28 marzo 1999 - Dopo tre giorni infami di pioggia a secchiate ecco dunque la conclusione di questo stage ciclistico in Liguria: l'idea di sconfinare in Garfagnana e di scalare il San Pellegrino in Alpe mi frullava in testa da qualche giorno, e del resto la salita sulla carta era meritevole della massima attenzione per le sue pendenze considerate impossibili dalla letteratura ciclistica "ufficiale". Quindi, detto fatto: una splendida giornata di sole con un'aria decisamente frizzantina e le vette delle Apuane imbiancate di fresco fanno da cornice alle prime pedalate in assoluta agilità appena fuori dal centro di Castelnuovo in Garfagnana (270 m): si prende subito quota con due tornantoni che ci portano alla frazione di Pieve a Fosciana e poi si procede in piano sino ad incontrare a destra il bivio per San Pellegrino in Alpe e Campori (km. 3,9 a 380 m.). Praticamente la scalata inizia qui, e le prime rampe riservano già una brutta sorpresa: da una cascina sbuca un cane lupo inferocito che mi costringe ad una fermata fuori programma per richiamare la belva al dovere. Cominciamo bene!! Superato questo breve contrattempo ecco che la salita si va via delineando nella sua estrema regolarità: pendenze attorno all'8-9%, pedalo in agilità con il 39x19 alternato al 21, costringendomi mentalmente ad un risparmio di energie per la parte finale. Superiamo il piccolo borgo di Chiozza (km. 10 a 910 m.), ed ecco all'improvviso una rampa minacciosa delinearsi all'orizzonte. Cominciano le danze? Macchè, è solo un falso allarme, dopo poche decine di metri si riprende a salire tranquillamente: ad un certo punto si incontra anche un tratto in discesa di circa 500 m, comincio a spazientirmi e anche a preoccuparmi, e questo per due motivi:
Dopo questo breve tratto di
discesa, in località Boccaia (km 13,8, m 1160), ecco finalmente pararsi di
fronte la prima micidiale rampa, annunciata da un cartello minaccioso che indica
pendenza del 18 per cento: le danze sono cominciate, innesto la ridotta (leggi
39x26) e comincia lo stillicidio: velocità di crociera attorno ai 7-7,5 km/h ma
grande tranquillità, il cardio non supera i 170 battiti, buon segno. I problemi
maggiori sono legati alla presenza della neve sulla strada: in alcuni tratti è
gelata, e di alzarsi sui pedali per rilanciare l'azione non se ne parla nemmeno,
ci vorrebbero i copertoncini chiodati!! Il vento gelido fa gelare il sudore
addosso: fa un freddo cane, ed il sole comincia a sciogliere la neve fresca
dagli alberi: due chilometri da incubo, ma soprattutto è l'ultimo tornante che
precede le prime case del borgo di San Pellegrino in Alpe (km. 16,7 m. 1524)
che è veramente impossibile, la pendenza secondo me in questo punto supera abbondantemente il 20%!!! Ma supero anche quest'ultima difficoltà, e proseguo verso
il valico di San Pellegrino (km 18,1 m 1617 - Il toponimo esatto è quello di
Passo di Pradaccio). La strada ora è completamente imbiancata e sulle banchine
vi sono 50 cm. di neve caduta nei giorni scorsi: vi lascio immaginare il
freddo. I pochi sciatori mi guardano come se fossi un marziano, ed in effetti
così devo sembrare tutto intabarrato…
Un breve tratto di discesa ed eccoci al Passo delle Radici (km. 19,1, m. 1510):
da qui si scende (con la massima attenzione per la presenza della neve
sull'asfalto) in un bellissimo tratto boscoso a mezzacosta che raggiunge la
località Casoni di Profecchia (km 25,6, m. 1314) e quindi, dopo un breve tratto
di falsopiano, la Foce di Terrarossa (km 26, m. 1141).
A questo punto si scende decisamente con una serie di veloci curve, sino a
raggiungere il bellissimo borgo medioevale di Castiglione in Garfagnana (km 36,5, m. 545), dove vale la pena sostare un attimo per ammirare le imponenti mura
fortificate ancora intatte. Ancora pochi veloci chilometri e siamo nuovamente a
Pieve a Fosciana e a Castelnuovo in Garfagnana, dopo 51 km.
Il grafico è stato realizzato grazie al software Cyclomaniac by Marco Rodriguez
WebMaster: Andrea Ferla Coordinamento grafico: Arch. Vanessa Verucchi.